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Morte usufruttuario: che succede?

Morte usufruttuario: che succede?

 

Morto uno dei coniugi, la sua quota di usufrutto si estingue se il contratto non prevede l’accrescimento.

Quando una persona ha l’usufrutto su una casa ce n’è sempre un’altra che vanta, invece, la nuda proprietà. I due diritti, infatti, non possono coesistere in capo allo stesso soggetto visto che, altrimenti, non avrebbe senso parlare di usufrutto (il pieno proprietario è già, di per sé, titolare di tutti i diritti di sfruttamento del proprio bene). Ma che succede alla morte dell’usufruttuario?

Il problema si pone anche, e soprattutto, con riferimento al caso in cui gli usufruttuari siano due o più persone, ad esempio una coppia di coniugi. In tale ipotesi, potrebbe sorgere il dubbio se la quota di usufrutto del soggetto deceduto passi all’altro usufruttuario o se, viceversa, tale diritto si estingua definitivamente.

Di tanto si è occupata una recente ordinanza della Cassazione [1].

Per rispondere a queste domande dobbiamo, in realtà, chiarire un aspetto preliminare: quanto dura un usufrutto. È proprio da questo aspetto che dipende tutta la disciplina in merito all’usufrutto e a cosa fare dopo la morte dell’usufruttuario.

Indice

1 Usufrutto: come funziona?
2 Quanto dura un usufrutto?
3 Cosa succede alla morte dell’usufruttuario?
4 Vendita dell’usufrutto e durata
5 Usufrutto di due o più soggetti: che succede alla morte di uno dei due?

Usufrutto: come funziona?

Senza entrare troppo nelle questioni tecniche (che lasciamo alla nostra guida sull’usufrutto), ci basta in questa sede ricordare che l’usufrutto è il diritto, attribuito a un soggetto diverso dal proprietario del bene, di utilizzare e godere del bene stesso, benché altrui, in modo da trarne tutte le possibilità utilità, ivi compresi i frutti (ad esempio dando in affitto un immobile). L’usufruttuario deve, tuttavia, utilizzare la cosa in modo da non rovinarla, deprezzarla, distruggerla o modificarne la destinazione economica (ad esempio non può trasformare un appartamento da uso abitativo a uso ufficio). Non essendone il proprietario, non può ovviamente neanche vendere l’immobile.

Finché dura l’usufrutto, il proprietario non può utilizzare il proprio bene. I suoi poteri sono, quindi, degradati rispetto a quelli di un comune proprietario che, invece, può fare del proprio bene ciò che vuole. Egli perciò è chiamato «nudo proprietario».

Finché dura l’usufrutto, il proprietario – o meglio, il nudo proprietario – è quindi limitato e deve sopportare l’altrui presenza. Ma quando l’usufrutto cessa, il nudo proprietario ritorna ad essere «pieno proprietario» del bene, potendone disporre per come vuole senza alcun limite, proprio come di solito è in presenza della proprietà.
Quanto dura un usufrutto?

A questo punto, diventa importante stabilire quanto dura un usufrutto per comprendere per quanto tempo il nudo proprietario deve tollerare la presenza dell’usufruttuario.

In alcuni casi, è la legge a stabilire l’esistenza e la durata dell’usufrutto: si pensi all’usufrutto legale dei genitori sui beni dei figli che dura finché questi non diventano maggiorenni.

Il più delle volte, però, l’usufrutto viene regolato da un contratto che le parti stipulano volontariamente. Si pensi, ad esempio, al caso del genitore anziano che dona la proprietà della casa alla figlia, riservandosi però l’usufrutto fino alla propria morte.

Dunque, in tali ipotesi, è il contratto a definire la durata dell’usufrutto. Tale durata, però, non può durare più della vita dell’usufruttuario. Con la morte di quest’ultimo cessa automaticamente anche l’usufrutto.

Risultato: l’usufrutto non passa mai in eredità e gli eredi dell’usufruttario non possono rivendicare alcun diritto sul bene.

Se anche il contratto ha fissato una durata di usufrutto prestabilita e l’usufruttuario muore prima della scadenza del termine, l’usufrutto finisce con il decesso di quest’ultimo e, quindi, prima di tale termine. Si ha un’estinzione anticipata.
Cosa succede alla morte dell’usufruttuario?

Alla morte dell’usufruttuario, quindi, cessa sempre l’usufrutto, anche quando la durata dello stesso, convenuta in contratto, è superiore. E con la cessazione dell’usufrutto, il nudo proprietario ritorna ad acquisire pieni poteri sul proprio bene, divenendo di nuovo «pieno proprietario». Questo passaggio avviene automaticamente, senza bisogno di un nuovo contratto o di una pronuncia del giudice.

Gli eredi dell’usufruttuario dovranno quindi farsi carico di restituire all’ex nudo proprietario le chiavi dell’immobile liberando il bene da ogni arredo o mobile esistente.
Vendita dell’usufrutto e durata

Se anche l’usufruttuario non può vendere il bene oggetto di usufrutto può, tuttavia, vendere il proprio diritto di usufrutto: con la conseguenza che, in tale ipotesi, un altro soggetto potrà godere della casa. In tale ipotesi però la durata dell’usufrutto resta quella inizialmente convenuta nell’originario contratto che, come detto, non può mai essere superiore alla vita del primo usufruttuario. Per cui, se dopo la vendita muore quest’ultimo, l’acquirente perde il proprio diritto di usufrutto.
Usufrutto di due o più soggetti: che succede alla morte di uno dei due?

Quando due persone, ad esempio marito e moglie, hanno l’usufrutto sullo stesso bene, con la morte di uno dei due cessa la sua quota di usufrutto e non passa, invece, all’altro. È quanto chiarito dalla Cassazione nella sentenza citata in apertura. La quota di usufrutto dell’immobile spettante al deceduto si estingue perché non può avere una durata superiore alla vita del suo titolare. A meno che il titolo non abbia previsto l’accrescimento in favore del coniuge più longevo. Risultato: il nudo proprietario ritorna ad essere pieno proprietario solo per il 50% del bene, mentre per l’altra metà continua ad essere usufruttuario.

Un uomo ha accumulato molti debiti. Temendo un pignoramento della casa, ne cede l’usufrutto ai propri genitori. Senonché, dopo sei anni, arriva il pignoramento dell’immobile e della nuda proprietà. Il pignoramento sfocia in una vendita esecutiva e nell’aggiudicazione dell’abitazione a una società. La società, però, deve rispettare l’utilizzo del bene da parte dei due coniugi finché questi restano in vita, perché così è previsto nel contratto di usufrutto. Succede che, dopo qualche mese, il padre del debitore muoia. La moglie rivendica l’usufrutto sull’intera proprietà, subentrando nel diritto del marito. Ma le cose, a detta della Cassazione, vanno diversamente. Il 50% dell’usufrutto del marito defunto cessa per sempre e la società acquirente consolida la proprietà sul bene per una metà dello stesso, dovendo, per l’altra metà, rispettare il diritto dell’altra usufruttuaria superstite.

Da un punto di vista pratico, le cose cambiano poco visto che avere il 50% dell’usufrutto su un bene significa poterne godere ancora interamente, senza essere mandati via.

Dunque, quando i coniugi acquistano l’usufrutto, quest’ultimo resta in comunione legale nella sua interezza e senza quota fino allo scioglimento: dopodiché, cade in comunione ordinaria fra i coniugi, che divengono contitolari del diritto ciascuno per la sua quota, fino alla naturale estinzione. Il diritto di accrescimento tra i coniugi impedisce che la quota dell’usufrutto si consolidi con la nuda proprietà finché resta in vita uno degli originari contitolari. Diversamente, morto uno dei cousufruttuari, la quota di possesso di quest’ultimo si consolida con la nuda proprietà dando vita a una comunione di godimento.

 

Visto su: La legge per tutti