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Fisco: ecco i criteri per scegliere chi controllare.

Fisco: ecco i criteri per scegliere chi controllare.

Ecco come l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza individuano i contribuenti da sottoporre a verifica fiscale.

In Italia, siamo oltre 60milioni (per l’esattezza: 60.337.845 al 2019). Di questi, i contribuenti – coloro cioè che presentano la dichiarazione dei redditi – sono 40,9 milioni (dati aggiornati al 2018). Ma non tutti pagano le tasse. Per ben 15,5 milioni di italiani, alla voce Irpef della dichiarazione dei redditi corrisponde un importo pari a zero. Merito delle detrazioni che azzerano l’imposta lorda dovuta. Il 45% dei contribuenti poi dichiara meno di 15mila euro.

Si potrebbe obiettare che quelli appena elencati sono solo i dati ufficiali, non quelli effettivi. E siccome a pensare male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina, lo Stato ha preposto un soggetto apposito per stanare le eventuali bugie: l’Agenzia delle Entrate, ogni giorno, tramite gli accertamenti e controlli fiscali, verifica se ciascuno adempie ai propri obblighi tributari.

Qui viene però la parte più interessante: siccome è impensabile che i computer del Fisco, per quanto elaborati e potenti siano, possano mettere al setaccio tutte le dichiarazioni dei redditi e i soggetti che non le presentano, è normale chiedersi sulla base di quali criteri avviene la selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica. In buona sostanza, quali sono i criteri del Fisco per scegliere chi controllare?

Cercheremo di chiarirlo qui di seguito.

Indice

1 Le liste selettive
2 Banche dati e controlli incrociati
3 Soggetti non linea con il redditometro
4 Soggetti che presentano anomalie sul conto
5 Approfondimenti

Le liste selettive

La regola generale è che tutti i contribuenti sono soggetti a controlli: tanto gli imprenditori quanto i professionisti, le partite Ive e i lavoratori dipendenti, i disoccupanti o i pensionati. Tutti, infatti, possono evadere. Chi è senza lavoro, ad esempio, potrebbe percepire compensi in nero; un pensionato potrebbe ricevere dei redditi dall’affitto di appartamenti; un professionista potrebbe ricevere dei soldi in contanti da un cliente; un imprenditore potrebbe nascondere, nelle pieghe del bilancio, alcuni compensi non dichiarati.

Chiunque, quindi, può essere sottoposto a controlli. Ma non tutto viene rimesso al caso. Gli accertamenti non avvengono in modalità “random”. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, infatti, stabiliscono annualmente le linee programmatiche per le verifiche fiscali da eseguirsi nei mesi a venire, individuando operazioni sospette e categorie di soggetti da tenere maggiormente sotto controllo perché considerati a rischio evasione. Vengono così stilate le «liste selettive». Non si tratta di blacklist, né chi vi rientra è, solo per questo, considerato evasore. Di sicuro, però, gli uffici delle Entrate e delle Fiamme gialle concentrano i propri sforzi proprio su tali elenchi.

Ciò non toglie che anche chi non è inserito nelle liste selettive possa rischiare un controllo: è il caso, ad esempio, di Mario che riceve un bonifico sul conto senza però averlo dichiarato al Fisco; o di Francesco che ha portato in detrazione la moglie anche se questa è occupata e percepisce un reddito superiore alle soglie per i familiari a carico; o di Giuseppe che presenta la dichiarazione dei redditi, ma poi non versa le imposte; o di Mirella che, pur essendo disoccupata, acquista un’auto di media cilindrata. È l’ipotesi di Mirco, che gestisce una società che per tre anni di fila dichiara perdite senza però mai chiudere o di Luca che compie una semplice svista nella compilazione del 730.

Insomma, una cosa è stabilire verso chi si debbano orientare i controlli del Fisco, un’altra è invece avviare gli accertamenti verso tutte le operazioni anomale che interessano qualsiasi contribuente.
Banche dati e controlli incrociati

Per professionisti e imprenditori esistono degli algoritmi del Fisco che valutano il rischio evasione sulla base del confronto delle dichiarazioni dei redditi e delle spese sostenute. Sono i tanto contestati Isa. Leggi sul punto L’algoritmo sbagliato del Fisco che ti fa pagare di più.

I controlli incrociati consentono di mettere al confronto fatture, dichiarazioni dei redditi e bonus fiscali di soggetti diversi in modo da stabilire chi di questi bluffa il Fisco. Se Mariano porta in detrazione dei compensi fatturati dalla ditta edile, ma quest’ultima non registra la fattura scatterà per l’imprenditore un accertamento fiscale. E così per il medico che eroga la prestazione nei confronti del paziente che, scaricando la spesa dalle tasse, comunica al Fisco l’operazione.

Gli strumenti che consentono all’Agenzia delle Entrate di esercitare i poteri di controllo possono essere distinti in tre categorie:

acquisizione, tramite banche dati (Anagrafe Tributaria ed Anagrafe dei conti correnti, Pra, Registi immobiliari, banche dati Inps, ecc.) o tramite richieste di informazioni a terzi soggetti diversi da quello sottoposto a controllo, di informazioni e notizie utilizzabili per l’accertamento nei confronti di quest’ultimo;
invio al soggetto sottoposto o da sottoporre a controllo di richieste di informazioni, dati, documenti o inviti a comparire, per reperire e acquisire elementi utili ai fini dell’accertamento nei suoi confronti;
intervento diretto presso i luoghi ove il contribuente esercita la propria attività o presso la banca ove detiene il conto corrente o i titoli.

L’uso degli strumenti indicati, da parte del Fisco, è solo eventuale; infatti, l’Ufficio ha il potere, non il dovere, di verificare la posizione del contribuente attraverso l’attività istruttoria.

L’eventuale utilizzo dei poteri istruttori non comporta l’obbligo di ulteriori controlli per giustificare l’emissione dell’avviso di accertamento; cosicché è legittimo l’accertamento originato da un generico questionario. In ogni caso, il mancato invio della richiesta non inficia la validità della rettifica eseguita.
Soggetti non linea con il redditometro

L’eventuale acquisto di beni di lusso – auto, immobili, viaggi, ecc. – può generare un accertamento quando la spesa superi del 20% il reddito dichiarato. Prima però dell’accertamento, il Fisco lascia al contribuente la possibilità di difendersi dimostrando la fonte del denaro “extra” utilizzato.
Soggetti che presentano anomalie sul conto

I versamenti di contanti e i bonifici ricevuti sui conti correnti di qualsiasi contribuente sono sottoposti a costante controllo dai computer delle Entrate. L’Agenzia elabora, con procedure automatiche centralizzate, specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione, utilizzando i dati contenuti nel cosiddetto archivio dei rapporti finanziari. Infatti, le banche devono comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria (di cui l’archivio dei rapporti finanziari costituisce una sezione): i saldi e le movimentazioni dei conti correnti, il deposito di titoli o l’apertura di cassette di sicurezza.

Tramite l’elaborazione dei dati ricevuti, l’Agenzia delle Entrate individua eventuali anomalie finanziarie come, ad esempio, operazioni non coerenti rispetto al profilo economico-finanziario dell’intestatario, l’utilizzo di particolari mezzi o modalità di pagamento o, ancora, il frequente utilizzo di operazioni fuori conto.

Visto su: La legge per tutti